quarta-feira, 1 de setembro de 2021

GUERRA BRASILIANA

                                                


Eccellente Alex Fiuza de Mello Betlemme 
 
- PA La “guerra brasiliana”, cioè l'apparente conflitto tra la cleptocrazia oligarchica (per l'assoluta ripresa del potere) e la volontà popolare di trasformare il “vecchio ordine” patrimonialista, giunse infine a un'impasse. Senza ulteriori accordi possibili tra i segmenti contesi, in un quadro di vertiginoso disfacimento dello stato di diritto democratico - grazie a decisioni arbitrarie del STF - e di intensificati attacchi reciproci tra forze contrapposte - il presidente Jair Bolsonaro dall'altra parte della linea -, la linea già visibile all'orizzonte è quella di un imminente inasprimento della battaglia, con lo scoppio di una massiccia protesta, con un seguito imprevedibile, previsto per il 7 settembre 2021 – se non prima! Fino ad allora, molteplici e sorprendenti movimenti, da entrambe le "trincee", a favore o contro le annunciate effemeridi, acquisteranno risalto nella cronaca nazionale, con continua demarcazione dell'evoluzione della temperatura dell'ambiente e graduale contabilizzazione della correlazione di forze presente nello scenario. Da un lato, i tradizionali "possessori del potere", comandati al fronte dai ministri STF e dai leader dei partiti di opposizione, non cesseranno di attaccare il governo, avendo già tramato, di comune accordo, per portare la controversia alle sue ultime conseguenze , nessuna battuta d'arresto o autolimitazione - compreso il mancato rispetto dei precetti costituzionali, se necessario -, in vista del rovesciamento ad ogni costo di Bolsonaro, anche solo, come ultima cartuccia, per brogli elettorali - come sospettosamente segnalato nel recente sconfitta del PEC del voto sindacale, nella plenaria della Camera dei Deputati. Dall'altro, il Presidente estraneo e “scomodo”, vicino alle Forze Militari e prestigioso dalla maggioranza espressiva della popolazione, investe nella reazione a tutti questi tentativi di sua deposizione, avendo già intuito che non ci sarà condiscendenza a sua persona dagli antagonisti di turno, nessun accordo possibile, lasciandolo solo ad impugnare, a questo punto, le stesse armi dei suoi avversari, oltre ad operare un identico e radicale stratagemma, senza altra alternativa o opzione: il confronto diretto. Non senza ragione, e scommettendo sulla tattica del confronto come la migliore difesa, Bolsonaro ha appena posto il veto all'ambizioso "Fundão" elettorale da 6 miliardi di reais, mandato in sanzione dal Congresso Nazionale, e presentato, nella stessa diapason, una richiesta di impeachment del ministro Alexandre de Moraes (STF) al Senato, segnalando che non si fida dei parlamentari, tanto meno della Corte Suprema (i suoi primi carnefici), ma esclusivo e solo del popolo, suo unico scudo e ultima risorsa. In reazione all'iniziativa – e avendo precedentemente dichiarato, tramite il suo presidente Luiz Fux, l'interruzione del dialogo con l'Esecutivo – il STF ha pubblicato una Nota di ripudio all'atteggiamento di “scontro” del Presidente della Repubblica, ricevuto da Sua Eccellenza preso come reato inammissibile e minaccioso affronto all'autorità “suprema” e “inviolabile” dell'ente – ancora una volta esposto, di conseguenza, al verdetto popolare. Ciò che accadrà, quindi, il 7 settembre 2021, a partire dal carattere e dall'atmosfera delle manifestazioni previste, determinerà immancabilmente il corso della storia brasiliana e il destino dell'attuale governo. In un modo o nell'altro, positivamente o negativamente (secondo il punto di vista dell'osservatore), rappresenterà una svolta nel corso degli eventi, influenzando gli sviluppi futuri della “guerra brasiliana” in corso e la sua tanto attesa conclusione. O Bolsonaro uscirà rafforzato dall'evento prefigurato, sostenuto dall'autorità per intervenire con più forza sulla scena politica, gonfiato il suo potere di comando e legittimità, oppure sarà clamorosamente sconfitto e rimpicciolito di statura, senza altra possibilità di riguadagnare prestigio durante il contestata estensione della controversia. Ora è tutto o niente. "Uccidi" o "muori" (politicamente). Non ci saranno vie di mezzo, nessuna "colonna di mezzo" da quel momento in poi. Né “terza via”. Tutto dipenderà dalle dimensioni dell'evento – che si svolgerà su tutto il territorio nazionale, ma con un focus strategicamente concentrato a San Paolo e Brasilia – e dalla sua effettiva forza e organicità. Gli organizzatori dell'insolita protesta stimano la presenza da almeno 500.000 a 1 milione di persone in ciascuna delle due “finestre” principali della manifestazione – Av. Paulista (SP) e Praça dos Três Poderes (DF) –, con la partecipazione di Brasiliani di ogni origine, sesso ed età, da tutte le regioni e angoli del paese. Sarà un momento particolarmente emblematico, di simbolismo estremo e inconsueto, che demarca la dimensione e la proporzione della volontà popolare di affermare realmente la propria volontà in questo momento di caos istituzionale e di riscattare, una volta per tutte, il peso della propria sovranità (come sanciti dalla Costituzione), assumendo il ruolo essenziale di soggetto storico del loro comune destino. Di fronte al colpo di stato già istituito dall'est desideroso

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